DSC_2102Abbiamo intervistato Valentina Arrighetti, classe 1985, centrale della Unendo Yamamay Busto Arsizio.
Nel suo palmares uno scudetto, due Coppe dei campioni, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane, un Europeo, una Gran Champions Cup, una Coppa del Mondo, oltre che a un’Universiade ed un oro ai Giochi del Mediterraneo.
Ecco il racconto della nostra chiaccherata.

MDV: Con il vostro mestiere siete spesso lontani da casa, e capita anche spesso di cambiare squadra e quindi città. In tutto questo quanto è importante la famiglia per un atleta di alto livello?

V.A.: Io sono sempre stata molto indipendente e quindi la mia stabilità l’ho trovata anche restando fuori casa. Mi adatto abbastanza facilmente agli spostamenti, però in un certo senso diciamo che avere “casa” e la mia famiglia a Genova sicuramente è un punto di riferimento perchè vedo Genova come casa mia.

MDV: Quest’anno sei tornata, dopo l’esperienza di Bergamo, a giocare con l’attacco a due. Cosa ne pensi del cambio di ruolo, sei contenta o preferivi giocare sul primo tempo?

V.A.: In generale preferisco giocare sull’attacco a tre, però non cambia poi così tanto, mi fa anche piacere rispolverare un po’ la fast dopo un po’ di tempo, e poi quando ho giocato sull’attacco a due è andata bene.

MDV: Da un punto di vista squisitamente tecnico  cosa cambia tra giocare da fast e giocare da primo tempo?

V.A.: Cambia il fatto che giochi molto di più lo stacco a un piede rispetto al primo tempo, puoi anche attaccare il primo tempo sull’attacco a due, però diciamo che generalmente si attacca di più dietro, sul muro cambia perchè di solito il palleggiatore è il punto più debole e l’opposto il punto più forte del muro, quindi quando giochDSC_5417i sull’attacco a tre sei più avvantaggiato perchè generalmente murare con l’opposto è più facile, poi può capitare di avere un palleggiatore molto forte a muro. Quest’anno Asia è forte a muro, però non è come murare con Serena perchè ha una differenza di centimetri importante.

MDV: Ognuno, nello sport, si cala nella situazione a modo suo e con i suoi tempi. Come trovi la concentrazione per una partita?

V.A.: Ho una routine di cose da fare che non chiamo neanche più scaramantiche, e questa routine mi aiuta a non dover pensare alle cose che sto facendo, partendo dal fare la borsa, farla in un certo modo, prepararti prima della partita, avere un certo modo di farti la coda… sono diventati tutti automatismi che mi permettono di iniziare a pensare alla partita dalla mattina.

MDV: Quest’anno il campionato si è fermato diverse volte, tra la World Champions Cup, la sosta natalizia, la Coppa Italia. Le continue interruzioni del campionato rendono più difficile il trovare la giusta continuità?

V.A.: In realtà la prima interruzione non c’è stata, perchè abbiamo comunque giocato la Coppa Italia, il ritmo si è tenuto alto e avendo comunque tutte le compagne qui, abbiamo avuto la possibilità sia di giocare che di allenarci tutti insieme. Mentre invece sicuramente quando succede che ogni squadra perde due, tre, quattro giocatori per un periodo lungo come quello che è stato sotto Natale, è chiaro che diventa fastidioso perdere due settimane di lavoro. Quello sicuramente non aiuta.

ELA_2675MDV:La squadra quest’anno ha vinto con le prime e perso spesso con le ultime. Questa discontinuità quale potrebbe essere un problema per il raggiungimento del l’obiettivo stagionale?

V.A.: Io credo che considerando che questa è una squadra nuova, abbastanza giovane, non sono particolarmente preoccupata, credo che potesse essere presagibile il fatto che avessimo un’andata un po’ ballerina, ma il fatto che abbiamo vinto contro le prime tre squadre in classifica sia un segnale buono, vuol dire che le basi ci sono, è un gruppo nuovo, bisogna trovare continuità, però per l’obiettivo a lungo termine di tempo ce n’è ancora abbastanza.

MDV: Dopo tanti anni in Italia hai mai valutato l’idea di una Esperienza all’estero? Hai già dei progetti per il futuro?

V.A.: Si, l’ho valutata e non so quanto sia vicino il momento in cui prenderò questa decisione, ma neanche lontanissimo, credo che sia un’esperienza importante, e visto che ho una certa età dovrò farla.

MDV:  Nel corso della stagione, all’interno di una squadra, nascono amicizie e ci si lega ad alcune persone piuttosto che ad altre, ma a fine stagione può cambiare tutto. Quanto è difficile separarsi, a causa del mercato, da una compagna alla quale sei particolarmente legata?

V.A.: In realtà credo che la maggioranza di noi sia abituata a vivere i rapporti a distanza, perchè credo che ci sia una giocatrice su cento che gioca a casa sua, noi siamoArrighetti abituate. Per me fa parte del gioco, faccio fatica a pormi questa domanda perchè  è il mio lavoro, e quindi è così. Poi per me è difficile mantenere i contatti e quindi generalmente capita che la giocatrice con la quale li mantengo sia proprio un’amicizia importante, un’amicizia che probabilmente è stata costruita in più di un anno.

MDV: nei club hai avuto occasioni di giocare con giocatrici di differente nazionalità e che d’estate lavorano con le loro nazionali. Hai mai avuto modo di confrontarti con loro sulle differenze di preparazione rispetto alle nostre? Quali metodi di allenamento “ruberesti” alle squadre straniere?

V.A.: Sicuramente la preparazione con le differenze maggiori è quella delle giocatrici americane, e gli ruberei parecchie cose, perchè loro vivono l’estate in Nazionale come noi viviamo in club, nel senso che loro vanno all’allenamento, iniziano alla mattina, finiscono alle quattro, e poi ognuna torna a casa sua. Cambia completamente la visione, perchè noi stiamo insieme almeno dieci giorni, ventinquattro ore su ventiquattro, e questo secondo me  porta via tante energie che potrebbero essere utilizzate in altro modo.

ELA_1628MDV: I tre oggetti dai quali non ti separi mai

V.A.: Cellulare, cellulare e cellulare 🙂

MDV: Sei un’affermata giocatrice di pallavolo a livello nazionale e internazionale, ma se non fossi diventata una giocatrice di volley, oggi cosa pensi che saresti?

V.A.: Ho iniziato gli studi di psicologia, probabilmente avrei continuato, mi piaceva. Non so se con i problemi del lavoro che ci sono oggi sarei riuscita ad avere un lavoro stabile e mantenermi facendo la psicologa, però insomma, credo che avrei proseguito con quello.