Enrica Merlo

Enrica Merlo

Capitano nella Foppa, anche se non in campo. Cosa vuol dire, per una ragazza giovane, essere il capitano di una squadra così prestigiosa?

Sicuramente tanto senso di responsabilità che mi è stato dato dalla squadra in primis, quindi è stato anche un onore per me poter rivestire questo ruolo, anche se non proprio in maniera puramente vera, perché comunque in partita in maniera ufficiale non posso rivestire questo ruolo. E’ comunque per me un onore, visto che prima di me ci sono state Francesca Piccinini e Angelina Grun. Qualcosa penso  che mi abbiano trasmesso anche loro… o almeno lo spero.

Giocare senza le pressioni del pronostico. Quanto semplifica  il divertirsi in campo?

Secondo me questo tipo di discorso, questa teoria, vale molto quando si è giovani, perché  quando si è giovani e si hanno determinate pressioni di risultato, soprattutto, la si vive  in maniera completamente diversa. Man mano che però la carriera va avanti, e anche tu riesci ad apprendere determinate esperienze, capisci che quelle che venivano prima interpretatate come pressioni, diventano poi cose che nella vita di tutti i giorni devi affrontare. Poi giocare nella Foppa vuol dire avere pressioni e, prima o poi, diventano parte del tuo stile di vita, vivendolo giorno per giorno.

Quanto margine di miglioramento ha ancora questa squadra?

Ancora tantissimo! E’ una squadra molto giovane, ma allo stesso tempo ha esperienza. Magari non tanto della vittoria in se, però ha esperienza nel fatto della pallavolo vera e propria, del divertimento e nel fatto di essere una vera e propria squadra.

In cosa è necessario migliorare per arrivare al top delle potenzialità di questa squadra?

Da un punto di vista tecnico bisogna migliorare tanto, ma c’è da migliorare secondo me giorno per giorno in palestra, dobbiamo migliorare la continuità. E si arriva ad avere continuità soprattutto con l’esperienza, giocando tanto insieme. E la continuità secondo me è l’ingrediente che manca.

Quanto può aver aiutato il fatto di non aver le coppe e potervi allenare più continuamente?

Ha aiutato sicuramente dal punto di vista del  riposo e del tempo. E’ stato meglio così anche per chi affrontava per la prima volta un campionato così forte. E poi, anche per quanto è stata sconvolta la squadra, non avere impegni infrasettimanali ha sicuramente giovato.

Tra tutte le nuove arrivate, chi ti ha impressionata di più?

Da un punto di vista tecnico assolutamente tutte. Non voglio escludere nessuna perché sono tutte con grandissime  potenzialità, poi sappiamo che a Bergamo arrivano sempre giocatrici che, pur non  conosciutissime, hanno sempre delle qualità che emergono. Sarà perché arrivano in questa squadra, sarà perché vengono a giocare in un campionato comunque di livello, ma tutte tirano sempre fuori il meglio. E’ difficile poter dare una definizione distinta per ognuna, perché per ruolo o per fondamentale sono tutte molto brave.

Esclusa questa, la Foppa più forte nella quale hai giocato?

Sicuramente quella dell’anno di Angelina Grun e  Maja Poljak…

Dieci anni fa ti saresti mai immaginata a questi livelli?

Io, di carattere, non mi sono mai data un punto di arrivo e mai me lo darò. Sono abbastanza aperta anche alle occasioni che mi si presentano e, soprattutto,  a vivere i momenti della giornata così come vengono e a sfruttarli. Quindi no, non mi sarei mai vista qui. Se io adesso mi potessi immaginare davanti la tivù a veder me.. no questo no. :-). Da bambina sognavo di diventare veterinaria per esempio, di fare qualcosa di importante, ma non mi sono mai posta degli obiettivi così.

Tecnicamente dove credi di poter migliorare e dove invece pensi di essere al top?

Ho sempre pensato, e continuo a pensare, che ogni giorno che vengo in palestra devo migliorare sempre in tutto. Ogni giorno apprendo qualcosa che il giorno prima non avevo visto. Soprattutto nel ruolo del libero. Ci sono i fondamentali di ricezione e di difesa, però secondo me ci sono tante cose che arrivano dall’istino e  dalla  tranquillità. Ci sono tante cose caratteriali che uno deve imparare a dominare. E quando arrivi a dominare il tuo carattere, riesci a fare quello che vuoi o comunque quello che devi fare con molta tranquillità.

Quanto ti ha aiutato il poter iniziare quest’anno con le compagne, rispetto agli altri anni nei quali avevi avuto problemi fisici?

Mi ha aiutato tanto, devo essere molto sincera. Mi ha aiutato da un punto di vista fisico, perché questa estate ho avuto modo di recuperare da quelli che erano stati i miei infortuni. Avevo accumulato tutto e non avevo mai avuto un attimo di stop, poi cominciare la preparazione tutti insieme, è un’altra cosa.

Sta aumentando vertiginosamente la velocità del gioco. E’ più importante una buona tecnica o una buona preparazione atletica?

Entrambe, un mix di tutte e due. Ci sono ragazze di 14- 15 anni che sono già alte due metri, quindi da questo si arriva alla conclusione che anche la pallavolo femminile sta diventando una pallavolo molto fisica.

Questo non va però a discapito della tecnica?

Mah dipende, dipende sempre dagli allenatori che hai (ride ndr)

Come va la convivenza con la tua compagna di stanza in trasferta?

Noi non abbiamo le camere fisse, quindi giriamo continuamente e sono stata in camera un pò con tutte. Si sa, ognuno è abituato a vivere in maniera completamente diversa, però devo dire che da questo punto di vista mi adatto, perché comunque io penso a fare le mie cose, e poi al resto…se una è disordinata e l’altra ordinata, io penso comunque al mio  :-)))

Hai una sorellina piccola. Come vivi la lontananza?

Sicuramente avrei voglia di viverla molto di più, perché è molto piccolina e vedo che anche lei, quando mi vede, ha sempre voglia di cercare un esempio in quella che è la mia figura. Cerca di legarsi molto e mi accorgo che in tante cose vorrebbe anche imitarmi, e questo è bello. Io desideravo avere un fratello maggiore, ma anche una sorella più grande mi sarebbe piaciuta, e questo credo valga per lei.

La vittoria più bella e la sconfitta più brutta.

La vittoria più bella è stata quella dello scudetto. Dell’ultimo punto, da quanto ero presa dalla foga e dall’euforia, non ricordo niente, un vuoto totale.

La sconfitta più brutta è stata invece quella dell’anno scorso, dove siamo uscite malamente.

Sapendo poi che alcune giocatrici erano in partenza, o comunque non sicure, è stato brutto finire l’anno così.

Tra i liberi d’Italia, nella nuova generazione, chi vedi come principale antagonista per la maglia della Nazionale?

Io faccio un discorso generale. Penso che i liberi che arrivano in serie A siano  tutti liberi di grande potenzialità e di livello. Non mi metterei neanche a fare una scaletta in maniera crescente, perché non è facile arrivare in serie A, quindi  sono tutte antagoniste :-), prima seconda o terza… non voglio far distinzioni perché stimo comunque tutte le giocatrici.

Quando sei arrivata in serie A ad un certo livello, avevi davanti dei “mostri sacri”. Ora chi arriva ha davanti Merlo, con la differenza che Merlo ha solo 24 anni. Come può vivere una giocatrice, secondo la tua esperienza, il fatto di trovarsi davanti un fenomeno, sapendo che probabilmente gli chiuderà la strada in Nazionale per i prossimi dieci anni?

Le generazioni stanno cambiando, quindi si vedono tante giocatrici arrivano ad alti livelli da giovani. Anche io sono arrivata qui molto giovane, e ho avuto la fortuna di vivere determinate esperienze. Quindi secondo me, se una ragazza si trova davanti una che ha solo cinque anni più di lei, potrebbe pensare “ma quanto devo aspettare?”. Però sai, dipende tanto anche dalla fortuna, dalle occasioni, dipende da quello che incontri nei vari giorni, durante allenamento o quello che succede nelle partite. Io ero appena arrivata in Nazionale e mi sono trovata per caso a giocare un Gran Prix e quasi un Europeo, quindi ci sono tante cose che devono essere messe assieme, e poi arriva il frutto di tutto.

Un sogno nel cassetto?

Diventare mamma !! Non prestissimo magari però…. Quello penso che sia la cosa più bella che una donna può avere.

Pallavolisticamente parlando? un’olimpiade mi piacerebbe farla…