(Intervista e articolo a cura di M. Fittipaldi) L’appuntamento è a Novara, in piazza, poco prima delle due. Il tempo di trovare un posto tranquillo per fare due chiacchere ed eccoci li, ad un tavolino a parlar di pallavolo. Marta Bechis, palleggiatrice dell’Asystel Novara e nel giro della Nazionale italiana, ci dedica un’ora del suo tempo libero. Ecco cosa ci siamo raccontati.

MDV Nazionale, Novara e un pochino di vita personale. Nazionale: la prima chiamata…
MB:
la prima chiamata è avvenuta dopo il primo anno ad Urbino, un anno tra l’altro fantastico perché ad Urbino è stato il mio primo anno da protagonista in serie A, nel senso che all’epoca non ero mai stata la prima palleggiatrice, ho sempre fatto la seconda, poi vabbeh, ho avuto anche io spazi sia in Champions  League sia in serie A, però era  il primo anno che mi prendevo la responsabilità e l’ho cercata, ho chiesto all’Asystel di prendermi la responsabilità e di poter prendere in mano una squadra per poter gestirla e per sentire un pochino il peso dei palloni, ed è per questo che sono andata in prestito ad Urbino, ed è stato un anno inaspettato da parte di chiunque, sia della società che nostra, perché dovevamo solo salvarci e in realtà siamo arrivate dove siamo arrivate. Tra l’altro prima partita a Novara ! Quindi prima convocazione dopo un anno già fantastico, quindi è stata la conclusione di un’annata incredibile.

MDV Ma che cosa si prova. Immagino la telefonata che ti dice “guarda, ti convochiamo”. Che cosa succede ad un’atleta che ha sempre sognato di arrivare li? Che cosa scatta?
MB:
Allora… a me non l’aveva anticipata nessuna ma, tra virgolette, me la gufavano tutti (ride ndr) , ad Urbino si era creato anche un bellissimo clima,  con i tifosi e con la città, e allora molti, siccome era stata un’annata molto positiva, venivano a dirmi “eh ma se ti convocassero…” e io “no per favore, già che è il mio sogno, vediamo di non gufare” (ride ancora..) e quindi c’era già un po’ di emozione nell’attesa, nel sapere questa cosa, poi in realtà la chiamata è arrivata quando io ero all’estero, alla fine del campionato, e quindi c’è stata una difficoltà di comunicazione perché all’inzio alle prime chiamate cadeva la linea e non capivo, e dicevo “ma dai, mi state convocando davvero…”. Alla fine poi, dopo un paio di telefonate in cui non si riusciva a comunicare, è arrivata la mail con scritto “sei stata convocata per la nazionale” e li c’è stata un’esplosione di emozioni. Da non riuscire a dormire la notte… Agitati, emozionati e poi scattano anche i pensieri che dicono “ma me lo meriterò? Ma cosa vado a fare?”

MDV: Olimpiadi. Fermo restando il ruolo di Leo Lo Bianco, unanimamente riconosciuta la miglior palleggiatrice, Ci sono altri due posti. Chi le principali antagoniste?
MB:
Quelle che sono sempre state nella scena della pallavolo italiana nella Nazionale: nel senso credo Ferretti, Rondon e Signorile, soprattutto da quanto si evince dalle ultime convocazioni.

MDV: A proposito di Signorile, l’anno scorso alla Edison Cup a Torino. Tu e la Signorile all’esordio in Nazionale a Torino. Come è stato?
MB:
Beh l’esordio a Torino di per se è stato emozionantissimo perché essendo la mia città, sai uno la vive ancora più a pieno, un’emozione particolare, poi hai gli amici i familiari e tutti gli ambienti conosciuti, per cui è stato molto emozionante. Tra l’altro due palleggiatrici piemontesi alla stessa manifestazione a giocare insieme… Non male direi, hanno fatto una scommessa mica da poco !

MDV:  E avere la possibilità di allenarsi con una certa Leo Lo Bianco?
MB:
guarda, mi avevano fatto una domanda simile proprio in quella circostanza, e mi avevano appunto chiesto quale potesse essere la bellezza di essere stata chiamata in Nazionale e chi poteva essere un esempio nel mio ruolo. E la risposta è sempre stata che Eleonora Lo Bianco è sempre stata un esempio e che potersi allenare e poter solo carpire un piccolo gesto durante l’allenamento, vedere i suoi movimenti, come si muove, come va sotto al pallone, come mette le mani, è sempre stato per  me un onore, nel senso che io sono una che guarda e cerca di imparare, e poter avere davanti una palleggiatrice come lei è stato d avvero molto bello, molto istruttivo. Poi alla fine  in realtà non ci siamo allenato tantissimo, perché poi anche quest’estate i gruppi erano anche un po’ divisi però quando capita è sempre piacevole ed è… emozionante.

MDV: La competizione con le altre palleggiatrici che potrebbero aspirare al posto per le Olimpiadi, influisce nei rapporti personali o tutto si limita solo alla questione agonistica?
MB
: Ma guarda, io credo che un po’ di sana competizione ci debba essere, nel senso che ti aiuta anche a fare gli allenamenti in modo migliore, ad essere più stimolato, è chiaro che deve essere sana, nel senso… (ride !) non da mettere i piedi sotto le caviglie o da spaccarsi le ginocchia. A me non ha mai influenzato al di fuori della palestra, nel senso che ho sempre cercato di dividere le due cose, di scindere il lavoro dal rapporto personale, poi è chiaro che magari un pochino di rivalità ci può essere, soprattutto quando si parla di puntare ad arrivare ad occupare un posto d’elite a cui ognuna di noi aspira, per cui è normale che un po’ di astio ci possa essere, ma se rimane nel giusto equilibrio ci sta.

MDV: Passiamo  al club… Novara ha confermato quest’anno una squadra molto giovane confermando il blocco dell’anno scorso. Aspirazioni?
MB:
Mah, diciamo che la società aveva già iniziato ad un progetto di questo tipo, quindi creare un percorso con certe ragazze abbastanza giovani per far crescere un gruppo che possa poi arrivare a vincere, quindi un pochino c’era già questo pensiero, e il fatto che lo abbia confermato quest’anno è chiaramente un sintomo di coerenza da parte della società, e a noi atlete aiuta, nel senso che siamo un gruppo che ormai si conosce già e quindi riesce ad essere più amalgamato, riesce ad avere delle sintonie. Chiaramente ci sono stati degli innesti come la Malagursky che purtroppo si è fatta male, innesti fatti ovviamente per rinforzare e modifica qualche assetto, però in realtà il nucleo centrale è lo stesso, quindi un’ottima scelta da parte della società, almeno questa è la mia opinione, siamo un bel gruppo, sappiamo lavorare bene, Gianni (Caprara ndr) ci conosce ormai, sa i nostri pregi e i nostri difetti, quindi sa anche dove farci lavorare di più e dove di meno e cerchiamo di avere dei progetti in grande. Ecco diciamo che sicuramente il nostro obiettivo quest’anno è di arrivare almeno in qualche coppa internazionale, ecco il minimo sarebbe quello, perché poi l’anno scorso abbiamo fatto un ottimo risultato, perché poi alla fine ci siamo andate a giocare le semifinali playoff, però ecco, dal punto di vista delle coppe internazionali non siamo poi riusciti a raggiungere questo obiettivo, quindi quest’anno è sicuramente un punto fermo.

MDV: Caprara. Il ragionamento della società può essere stato quello di dire “prendo delle ragazze giovani di sicuro talento ma che magari hanno poca esperienza e metto a guidarle un vecchio volpone (in senso buono ovviamente !)” L’uomo giusto al posto giusto?
MB:
(qui ride di gusto, ndr) Vecchio volpone??? Sicuramente è stato un ottimo colpo per Novara. Conosciamo tutti le capacità tecniche e tattiche di Gianni, è un ottimo coach, quindi ci sa far lavorare bene, ci ha insegnato tanto e credo che anche rispetto agli anni precedenti abbia cambiato un pochino i suoi metodi di lavoro, proprio perché la società gli ha prestabilito un progetto con determinate ragazze, quindi ha iniziato fin da subito a farci lavorare ragionando su quello che stavamo facendo e fermandosi proprio a correggere i dettagli e hanno fatto secondo me una buona scelta a prendere lui come allenatore per poter continuare con lui un percorso, anche perché se poi tieni le ragazze e cambi l’allenatore cambiano un po’ tutti i presupposti. Quindi… il vecchio volpone al posto giusto!

MDV: Insieme a Busto siete la squadra che ha cambiato di meno e sia voi che Busto l’anno scorso avete stupito un po’ tutti per i risultati. Le grandi invece, da Villa  a Bergamo a Pesaro, hanno cambiato molto. Quanto può essere  questo un vantaggio rispetto a delle società che invece devono ancora conoscersi, amalgamarsi con tutti questi blocchi di campionato?

MB: sicuramente può creare un pochino di difficoltà in più a queste società, nel senso che probabilmente, anche solo per parlare di squadre tipo Modena, hanno delle ragazze che hanno avuto un sacco di esperienza nel campionato di serie A, e quindi sicuramente è più facile trovare un’amalgama, perché comunque hanno esperienza per potersi unire e capire bene quali sono i principali difetti da poter correggere tutti insieme, per delle ragazze più giovani questo è più difficile da fare in breve tempo e assolutamente le pause di campionato non aiutano, soprattutto perché le pause di campionato non permettono alle società di lavorare con tutto il gruppo, a noi per esempio  hanno chiamato tantissime giocatrici in Nazionale, non solo le italiane ma anche le straniere, alla fine ci dobbiamo arrangiare un pochino ad allenarci in sei, e quindi si fa fatica a trovare un’amalgama e una qualità di allenamento alta.

MDV: Cosa pensi del fatto che non sia stato pensato il calendario per la World Cup, e sia stata giocata una giornata senza le nazionali, non poteva sfalsare secondo te i valori e il campionato?

A questo punto vorrei fare una precisazione. Le parole di Marta relative a questa domanda, non vogliono essere assolutamente polemiche, ma esprimere solo un’opinione. Il tono della voce indica chiaramente la totale mancanza di polemica. Voglio chiarirlo proprio per evitare che possano esserci fraintendimenti su quello che lei voleva dire e il tono con cui voleva esprimerlo

MB: Mah, si, se pensi anche a noi che abbiamo dovuto giocare con il nostro libero che faceva l’opposto, e la Barun che non è ancora rientrato dall’infortunio del crociato come centrale, capisci che si, sfalsa un po’ il campionato, ma questo è un dato di fatto, nel senso che se vedevi la nostra partita dicevi “ma queste cosa stanno facendo?”. Non avevamo nessuna giocatrice nei propri ruoli e abbiamo dovuto giocare così, come ci riusciva farlo. E quindi un pochino in effetti lo sfalsa il campionato. Io non mi permetto di giudicare o di dire niente, però chiaramente forse sarebbe stato un pochino meglio prevedere la pausa. Non vuole essere né un attacco né una critica, nel senso che la mia vuole essere solo un’opinione. Se si fosse previsto prima il campionato sarebbe stato più giusto nelle prime giornate di campionato. Il problema della World Cup ha creato un po’ di scompensi a tutte le società. Se si fosse riusciti ad organizzare in modo un pò diverso l’organizzazione delle partite, prevedendo le date, forse si, sarebbe stato più giusto un po’ per tutte le società.

MDV: Per il campionato, per quel poco che si è potuto vedere, chi vedi favorita (escludendo ovviamente Novara).
MB: Mah, sicuramente quest’anno il campionato è molto più equilibrato, anche rispetto allo scorso anno che già si era livellato abbastanza, perché molte società hanno fatto un sacco di acquisti e quindi i livelli si sono avvicinati. Le favorite potrebbero essere le solite. Villa, Bergamo, Busto e anche Modena. Sono tutte società che potrebbero dire la loro.

MDV: Pesaro è un po’ un’incognita….
MB:
Pesarò è un po’ un’incognita, si. Infatti non l’ho nominata perché è un po’ un’incognita, però comunque Pesaro è sempre Pesaro, ed è sempre riuscita a fare bene anche in anni in cui ci sono state delle grosse difficoltà, è riuscita ad andare a vincere tre scudetti di seguito e quindi Pesaro è un po’ così. Un po’ un’incognita, ma sicuramente potranno andare a fare bene anche loro. Hanno delle grandi giocatrici. Anche l’americana (Klineman ndr), dicono che sia tosta. Poi il palleggiatore lo conosciamo tutti, l’opposto adesso è un signor opposto, quindi….

MDV: Con tutte le giocatrici che stanno emigrando verso l’estero… Secondo te è più un’opportunità per mettere in mostra le giovani promesse o più un livellamento verso il basso del nostro campionato?
MB:
Diciamo che possono essere entrambe le cose, forse un pochino proprio perché quelle che stanno andando adesso all’estero sono un po’ quelle che hanno fatto la storia del campionato italiano, quindi tutte le ragazze più esperte e forti, probabilmente un pochino si abbassa il livello, leggermente, questo però fa si che si crei uno spazio in più per altre atlete che hanno la possibilità di mettersi i mostra, quindi forse si, per i primi tempi magari un pochino il campionato si abbassa di livello, però poi si spera che ci sia questo salto generazionale, che ci possano essere delle atlete altrettanto brave che possano riportare il campionato ai suoi livelli.

MDV: Marta fuori dal campo. Hobby, passioni, come usi il tuo tempo libero….
MB: allora, cerco innanzitutto di rimanere il più possibile in contatto con i miei amici, che sono a Torino, un po’ nelle zone di Urbino e qui a Novara. Poi ho degli hobby anche fuori dalla palestra che sono il poter leggere, l’andare al cinema, andare a teatro, sono tutte cose che mi appassionano e mi attirano, come andare a vedere mostre… adesso  casualmente mia mamma è stata un pochino più libera, è riuscita a venirmi a trovare di più e quindi siamo riuscite a vedere diverse mostre, a visitare diversi castelli, regge. Siamo andate a vedere la Reggia di Venaria, la Villa Reale di Monza. Mia mamma poi, avendo fatto l’istituto d’arte, mi ha dato un pochino questa passione. Poi le cose invece più classiche, come mettermi sul divano ad ascoltare la musica e leggere, sono cose che faccio quotidianamente. Sono una ragazza che si appassiona anche facilmente, ci sono un sacco di cose che mi piacerebbe fare e disfare e quindi poi alla fine, tutte le volte che mi viene proposto qualcosa di nuovo che non conosco sono la prima a convincermi a farlo. Quest’estate mio fratello mi aveva proposto di fare delle ferrate, abbastanza semplici senza alcun rischio e mi sono divertita da morire, riesco a divertirmi ed appassionarmi alle cose facilmente. Tra l’altro ho la casa in Liguria, e tra la Liguria e la Francia ce ne sono molte di queste cose. Sono molto curiosa, e appena posso metterci il naso per scoprire cose nuove mi lancio

MDV: Quale musica?
MB: Guarda, non ho un genere preferito, perché vado molto a sensazioni, a momenti, nel senso che magari c’è un momento in cui ho bisogno di ascoltare musica più carica che mi dia la grinta e ci sono momenti in cui ho bisogno del relax più totale e quindi musica più tranquilla. Un mese fa circa sono andata a sentire un concerto di Bruno Mars e quindi ho cominciato ad apprezzarlo tantissimo. In realtà all’inizio mi piaceva ma non così tanto, nel senso che conoscevo e apprezzavo le canzoni più famose. Con questo concerto ho imparato ad apprezzare Mars come musiche e canzoni inedite.

MDV: L’amicizia nel volley… C’è qualcuna con cui sei particolarmente legata?
MB: c’è, per fortuna esiste. Ho avuto la fortuna di trovare delle persone squisite con cui mi trovo benissimo e che posso reputare delle mie amiche. E? chiaro che ci sono caratteri e personalità diverse e quindi ci si può trovare più o meno bene con alcune persone. E’ normale che ci possano essere delle persone più amiche e persone meno amiche anche nel mondo della pallavolo, e io per fortuna ne ho trovate anche nella squadra qui a Novara e sono le persone che ti aiutano e ti stimolano nei momenti di difficoltà e riescono a tirarti un pochino su magari dicendoti “dai passa, è un momento…”.

MDV: Ecco i momenti di difficoltà per una ragazza di 22 anni con la famiglia lontana. Non c’è la presenza fisica quando magari torni a casa e non è stata una bella giornata.
MB: Io sono andata via da casa a 16 anni, e ho imparato presto a vivere da sola, ho fatto i primi 4 mesi con altre due ragazze, poi in realtà sono andata a vivere da sola, e le difficoltà erano tante e grosse, si sentivano proprio tanto, anche perché poi io arrivo da una famiglia numerosa, un fratello e una sorella, quindi la casa si sentiva, c’era sempre la presenza, un dialogo. Per fortuna i telefoni ti aiutano a superare la distanza e di stare abbastanza in contatto. Internet, skype, le amiche, però sicuramente il primo periodo gli amici e la famiglia sono stati quelli che mi hanno sostenuto di più. Ma che continuano a sostenermi tutt’ora alla fine, perché sono le persone più care e più intime con cui uno si confida anche di più, e quindi trovare un supporto maggiore. Per fortuna dopo sei anni che sei fuori di casa un po’ le cose si stabilizzano e riesci a trovare un tuo equilibrio all’interno della casa e un’indipendenza diversa, anche con una certa maturità che forse a sedici anni ancora non hai.

MDV: Come ti sei avvicinata alla pallavolo e al ruolo di palleggiatrice?
MB: allora. Essendo una bambina super movimentata che non stava mai ferma, con dei fratelli più grandi, ho sempre cercato di copiare e di fare tutto quello che facevano loro, anche creando dei grossissimi problemi ai miei genitori che dovevano cercare di trattenermi e fermarmi in ogni momento (ride di gusto ndr) e ho un po’ seguito le orme di mia sorella. Poi la mia è una famiglia di sportivi e vedevo mia sorella che giocava a pallavolo e che si divertiva. Prendevo il pallone e dicevo “dai papà fammi giocare”, mi mettevo poi li contro il muro, lanciavo le palle e andavo a palleggiare, a fare dei bagher. Quindi sono diventata pallavolitsta un po’ per seguire le orme, ho iniziato a fare degli allenamenti nella squadra sotto casa e da li poi non ho più lasciato

MDV: A differenza di altri sport, date la possibilità ai tifosi di avere un contatto con voi. Come si gestisce questo contatto, e poi nei momenti no, quando magari hai perso la partita, magari persa in malo modo, quanta voglia c’è di rimanere a fare foto e firmare autografi?
MB: E’ normale che ci sia più voglia quando si vince e quando va bene. Quando ci sono le partite no uno cerca sempre comunque di essere disponibile, almeno io personalmente. Alla fine capita. Capita di vincere, capita di perdere. Alla fine è uno sport, c’è chi vince e c’è chi perde, quindi bisogna anche saper accettare le sconfitte e ripartire poi dalla settimana dopo per fare ancora meglio, proprio partendo da un punto in cui dici “ok ho perso e posso ripartire”. E’ normale che ci siano i momenti no, però secondo me la pallavolo crea davvero un ottimo clima e un bellissimo rapporto con i tifosi. E’ bello poter avere un contatto con loro, mi piace, alla fine siamo come loro, non abbiamo niente di speciale in più, alla fine la cosa che ci unisce è la pura passione. E noi la passione la portiamo li giocando e loro sugli spalti dandoci il loro sostegno. E allora perché non gratificare anche loro che ci gratificano tutti i giorni?

Marta si è dimostrata veramente disponibile, e vorremmo ringraziarla per averci regalato un pò del suo tempo libero.

 

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